Via Francigena Ivrea - Viverone

Il Musinè stà ancora bruciando mentre mi avvio alla stazione, sono ore che soffre, probabilmente a causa di quancuno che necessita di un buon cammino.

Alla stazione riconosco lo zaino di Beppe, è gonfio, ozia su una panchina. Il gruppo comincia a prendere forma, Beppe, Michele, Marco e io, una pala d'altare.

Il treno arriva in orario, è un buon segno, lo sento. Prendiamo posto e, falciando il tempo parlando di cammini e dell'Italia che zoppica, raggiungiamo Laura e quindi Elena; siamo a Ivrea.

Il treno è ancora in orario, due prove una certezza. Sfodero tutta la tecnolgia per individuare il punto di partenza del cammino, ma ovviamente mi perdo, Beppe dice: "da quella parte".

Scattiamo i primi selfie.

Un ciclista ci saluta augurandoci un buon cammino, disattivo il gps, la direzione è giusta, ora serve il contapassi.

L'asfalto comincia a scaldarsi ma il traffico è rado, la camminata è piacevole; attraversiamo "la passerella" sulla Dora e ci avviamo verso Burolo.

Nei pressi di Bollengo c'è una graziosa chiesa romanica immersa nel verde, la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, ne approfittiamo per pranzare. Tre pellegrini ci raggiungono e scambiamo qualche parola. Uno di loro è inglese il quale, sfoderando una pletora di aggettivi nostrani, accetta di unirsi per una foto di gruppo.

Foto e selfie.

Dopo un sorso di grappa emersa dai bassifondi dello zaino di Beppe e un paio di barzellette emerse dai bassifondi della testa di Michele riprendiamo il cammino direzione Palazzo Canavese.

Nel frattempo il sole è diventato arrogante, ho bisogno di prendere il ritmo giusto; mi stacco dal gruppo e perdo il contatto, sono un rarissimo esemplare di "orso pellegrino".
D'altronde camminare è anche allontanarsi nello spazio e nel tempo, mettere i pensieri in fila per poterli domare, per poter costruire una nuova direzione.
Attraverso Palazzo Canavese velocemente, è deserto, neanche un baretto aperto, spero nel prossimo paese.

Raggiungo Piverone, che come aveva fatto notare qualcuno, viene prima di Viverone sulla cartina e nell'alfabeto; neanche quì trovo un bar, devo berlo tutto questo sole.

L'ultimo tratto è costituito da una stradina di campagna, sulla destra si vede il lago di Viverone; a turno 2 canadair si tuffano in acqua tra le barchette per riempirsi d'acqua da scaricare sul Musinè che continua a lottare.

La camminata si conclude nel modo migliore, a tavola al tramonto sul terrazzo del B&B tra chiacchiere e vino rosso.
Il mio cammino finisce qui, rientro a casa.