Non sempre si sa perché si parte. A volte si prenota un biglietto, si prepara uno zaino, si consulta una guida. Si studiano mappe, si immaginano tappe, si pianifica ogni dettaglio. Ma nel profondo... il vero motivo resta in ombra. Nascosto. Silenzioso. Protetto da una nebbia che solo il cammino potrà diradare.
È un'intuizione sottile. Una pressione sul petto. Una tensione dolce che sale da dentro come la marea. Un'inquietudine che non si può spiegare con logica, ma che, se ignorata troppo a lungo, comincia a far male. E quando qualcuno chiede: "Perché parti?" quasi mai abbiamo una risposta chiara. Arrivano solo sorrisi incerti, spalle sollevate, frasi vaghe che cercano di contenere l'indicibile:
"Per staccare."
"Per fare chiarezza."
"Per ritrovarmi."
"Perché ne ho bisogno."
Parole che sembrano spiegare... ma che in realtà proteggono.
Proteggono qualcosa che ancora non si può dire, perché non ha ancora preso forma. Perché la verità... non si riceve prima. Si riceve camminando.
Il cammino non parte dalla testa. Parte da un luogo più profondo.
Da una ferita che pulsa sotto la pelle, da una domanda che non sa ancora di essere una domanda…